Vaccinazioni infantili, in Europa segnali di rallentamento delle coperture: trend in calo in 16 Paesi Ue

Dopo decenni di progressi, le coperture vaccinali pediatriche mostrano segnali di rallentamento in una parte significativa dell’Unione europea. Uno studio condotto sui dati di 27 Paesi tra il 1980 e il 2024 evidenzia recenti trend in diminuzione per almeno quattro dei sette indicatori analizzati in 16 Stati membri. L’Italia presenta un quadro più equilibrato, con quattro tendenze in crescita e tre in calo. Il dato richiama l’attenzione sulla capacità dei sistemi sanitari di mantenere nel tempo livelli elevati di protezione.

Le coperture vaccinali dell’infanzia hanno registrato, nell’arco di oltre quarant’anni, un miglioramento sostanziale nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Negli anni più recenti, tuttavia, questa traiettoria sembra essersi modificata. Non si assiste a un crollo generalizzato delle vaccinazioni, ma in numerosi Stati emergono segnali di rallentamento o inversione che meritano attenzione dal punto di vista della sanità pubblica.

A fotografare il fenomeno è uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, che ha analizzato le coperture vaccinali dei 27 Paesi dell’Unione europea utilizzando le stime WHO/UNICEF Estimates of National Immunization Coverage, relative al periodo compreso tra il 1980 e il 2024.

L’analisi prende in considerazione sette indicatori di copertura riferiti alle vaccinazioni previste nel primo anno di vita: difterite-tetano-pertosse, epatite B, Haemophilus influenzae tipo b, poliomielite, pneumococco, morbillo e rosolia. Più che confrontare semplicemente le percentuali registrate in due anni consecutivi, i ricercatori hanno studiato la direzione delle coperture nel tempo, individuando eventuali cambiamenti nelle traiettorie attraverso un modello statistico di trend analysis.

Dopo la crescita di lungo periodo, emergono segnali di inversione

Il quadro di lungo periodo rimane largamente positivo. Delle 183 serie Paese-vaccinazione che è stato possibile analizzare, 128 mostrano complessivamente un aumento delle coperture e 55 una diminuzione considerando l’intero arco temporale disponibile.

È quando l’attenzione si sposta sui segmenti più recenti che lo scenario cambia. Gli autori rilevano 119 evoluzioni in diminuzione rispetto a 64 in aumento. In 16 dei 27 Paesi dell’Unione europea almeno quattro dei sette indicatori analizzati presentano una traiettoria recente decrescente.

Il dato è importante soprattutto perché il trend può offrire un’informazione diversa rispetto alla sola percentuale di copertura raggiunta. Un Paese può infatti mantenere valori relativamente elevati e, nello stesso tempo, mostrare da alcuni anni un andamento in discesa. Per gli autori si tratta di un possibile segnale precoce di fragilità del sistema vaccinale, da intercettare prima che la diminuzione diventi più consistente.

Nel 2024, su tutte le combinazioni Paese-indicatore considerate, 71 raggiungevano una copertura di almeno il 95%, mentre 62 si collocavano tra il 90% e il 94%. Solo Lussemburgo e Portogallo raggiungevano almeno il 95% per tutti e sette gli indicatori. L’Ungheria raggiungeva la stessa soglia per tutti quelli disponibili, ma per due vaccinazioni mancavano dati utilizzabili.

Un fenomeno che interessa in modo diverso Paesi e programmi vaccinali

Il quadro europeo è fortemente eterogeneo. Bulgaria, Cipro, Irlanda, Paesi Bassi, Romania e Svezia mostrano una diminuzione recente per tutti e sette gli indicatori considerati, mentre in altri Stati il fenomeno interessa solo una parte delle vaccinazioni.

Anche osservando i singoli programmi emergono differenze. I trend negativi sono particolarmente frequenti per Haemophilus influenzae tipo b e poliomielite, mentre per morbillo e rosolia il quadro recente risulta relativamente più favorevole. Per la vaccinazione pneumococcica, rilevante nella prevenzione delle patologie invasive e respiratorie, lo studio identifica un andamento recente in diminuzione in 16 Paesi e in aumento in otto; per tre Paesi i dati non erano disponibili.

Il dato sulle singole vaccinazioni va però interpretato all’interno del messaggio complessivo dello studio: non tutti i programmi si stanno muovendo nella stessa direzione e non tutti i Paesi partono dagli stessi livelli di copertura. È quindi il monitoraggio combinato di valori assoluti e andamento nel tempo a offrire l’immagine più utile per orientare gli interventi.

L’Italia: quattro trend in aumento e tre in diminuzione

Per l’Italia il quadro descritto dallo studio appare più equilibrato rispetto a quello di molti altri Paesi europei.

Nella classificazione degli autori, quattro indicatori mostrano un’evoluzione recente crescente e tre una tendenza decrescente. In particolare, sono classificati in aumento gli indicatori relativi a difterite-tetano-pertosse, epatite B, morbillo e rosolia; risultano invece in diminuzione quelli relativi a Haemophilus influenzae tipo b, pneumococco e poliomielite.

Le stime utilizzate nello studio collocano nel 2024 l’Italia al 94% per DTP, epatite B e poliomielite, al 95% per Hib, morbillo e rosolia e al 90% per pneumococco. Si tratta di stime WUENIC, elaborate da OMS e UNICEF secondo una metodologia standardizzata per consentire il confronto internazionale, e non devono quindi essere sovrapposte automaticamente ai dati amministrativi nazionali, che possono presentare valori leggermente differenti.

L’elemento forse più interessante non è quindi stabilire se l’Italia si collochi semplicemente sopra o sotto altri Paesi, ma osservare la direzione dei diversi indicatori. Anche in presenza di livelli relativamente elevati, una tendenza negativa protratta nel tempo rappresenta un segnale che richiede sorveglianza.

La pandemia coincide con molti cambiamenti, ma non ne dimostra la causa

Una parte consistente dei segmenti recenti individuati dai ricercatori inizia tra il 2019 e il 2022, quindi durante la pandemia di Covid-19 o nel periodo immediatamente successivo. Nei trend che cominciano in questa finestra temporale prevalgono nettamente gli andamenti in diminuzione.

Gli stessi autori invitano però alla cautela. La ricerca non è stata costruita per misurare l’impatto specifico della pandemia sulle vaccinazioni di routine e non permette quindi di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto.

Le possibili spiegazioni sono molteplici e possono sovrapporsi: difficoltà nell’accesso ai servizi, riorganizzazione dell’assistenza durante l’emergenza, differenze territoriali e sociali, cambiamenti nella percezione del rischio, esitazione vaccinale e fiducia nelle istituzioni sanitarie. Lo studio, basandosi su dati aggregati a livello nazionale, non consente tuttavia di determinare quale peso abbia avuto ciascuno di questi fattori.

Non basta sapere quante persone sono vaccinate: conta anche la direzione del trend

È probabilmente questo il contributo più interessante dell’analisi. Le coperture vaccinali vengono normalmente osservate attraverso una fotografia: la quota della popolazione che in un determinato momento risulta immunizzata. Lo studio aggiunge a questa fotografia una prospettiva dinamica, cercando di capire se la copertura stia crescendo, sia stabile oppure stia progressivamente diminuendo.

Una copertura superiore al 90%, per esempio, può apparire rassicurante. Se però da alcuni anni è in progressiva riduzione, può rappresentare un segnale da approfondire. Al contrario, un Paese che parte da valori più bassi ma presenta una crescita costante pone problemi diversi dal punto di vista della programmazione.

Gli autori sottolineano inoltre che i dati utilizzati sono nazionali e aggregati. Le medie di un Paese possono quindi non mostrare eventuali concentrazioni territoriali o sociali di persone non vaccinate. È uno dei limiti riconosciuti dalla ricerca e, allo stesso tempo, una delle ragioni per cui sistemi di sorveglianza sempre più tempestivi e granulari sono essenziali.

Accesso, fiducia e monitoraggio: la sfida per i sistemi sanitari

Il fenomeno osservato in Europa suggerisce dunque di spostare l’attenzione dalla risposta a una singola emergenza alla capacità ordinaria dei sistemi sanitari di mantenere elevate le coperture.

Questo significa poter individuare rapidamente i segnali di rallentamento, recuperare chi non ha completato le vaccinazioni previste, ridurre le barriere di accesso e utilizzare ogni contatto utile con i servizi sanitari per verificare lo stato vaccinale.

La dimensione organizzativa si affianca a quella della comunicazione. Una copertura elevata non dipende soltanto dalla disponibilità dei vaccini, ma anche dalla capacità dei servizi e dei professionisti di offrire informazioni comprensibili, rispondere ai dubbi e costruire un rapporto di fiducia continuativo con famiglie e cittadini.

Lo studio europeo non identifica una singola causa alla base dei trend osservati e non suggerisce una soluzione unica. Mostra però con chiarezza che, dopo decenni di crescita, il mantenimento delle coperture non può più essere considerato un risultato automatico.

Monitorare non soltanto il livello raggiunto, ma anche la sua evoluzione nel tempo può diventare così uno strumento di prevenzione nel senso più pieno del termine: riconoscere una fragilità quando è ancora un segnale e intervenire prima che si trasformi in una perdita significativa di protezione della popolazione.

Related posts



Homnya Srl | Partita IVA: 13026241003

Sede legale: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via Galvani, 24 - 20099 - Milano

Privacy Policy |  Cookie Policy |  Accessibilità

PreventionTask © 2026