RSV negli adulti, associazioni e specialisti chiedono una strategia nazionale per anziani e fragili

In Italia la prevenzione del virus respiratorio sinciziale nella popolazione adulta resta affidata a iniziative regionali non omogenee. Dalla Camera dei Deputati arriva l’appello a inserire la vaccinazione nel calendario nazionale, con particolare attenzione agli anziani e alle persone con patologie croniche. Il Ministero della Salute conferma che sono in corso le valutazioni per l’aggiornamento della programmazione vaccinale.

Il virus respiratorio sinciziale, noto anche come VRS o RSV, non riguarda soltanto neonati e bambini. Negli adulti più anziani e nelle persone con malattie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, renali o condizioni di immunodepressione può provocare infezioni delle basse vie respiratorie, riacutizzazioni delle patologie preesistenti, polmoniti e ricoveri ospedalieri.

Secondo le stime richiamate durante la conferenza stampa organizzata il 24 luglio alla Camera dei Deputati per presentare la Campagna “I Silenzi dell’RSV” realizzata da Helaglobe con il supporto del mondo associativo e scientifico, in Italia il virus sarebbe associato ogni anno a circa 290 mila infezioni respiratorie acute, oltre 26 mila ricoveri e circa 1.800 decessi nella popolazione adulta. Gli esperti sottolineano, tuttavia, che il carico reale potrebbe essere superiore, anche perché l’infezione non viene sempre diagnosticata o distinta da influenza, Covid-19 e altre patologie respiratorie.

Accesso alla prevenzione ancora disomogeneo

Al centro dell’incontro, ospitato su iniziativa del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, la richiesta di costruire un’offerta nazionale rivolta agli adulti maggiormente esposti alle complicanze, superando le differenze territoriali attualmente esistenti.

Nell’Unione europea sono autorizzati tre vaccini contro l’RSV, con indicazioni che comprendono, a seconda del prodotto, gli adulti e le persone con maggiore rischio di sviluppare complicanze respiratorie. L’EMA precisa che le vaccinazioni devono essere utilizzate secondo le raccomandazioni ufficiali adottate nei singoli Paesi.

Il Calendario vaccinale per la vita 2025, elaborato da SItI, SIP, FIMP, FIMMG e SIMG, propone la vaccinazione contro l’RSV per la popolazione a partire dai 75 anni, oltre alle strategie di protezione del neonato attraverso l’immunizzazione materna o gli anticorpi monoclonali. Il documento richiama inoltre la necessità di integrare maggiormente le vaccinazioni nei percorsi di presa in carico delle persone fragili.

In Italia, però, l’accesso per gli adulti continua a dipendere dalle decisioni delle singole Regioni. Il risultato è una geografia variabile, nella quale cittadini con caratteristiche cliniche analoghe possono ricevere opportunità differenti a seconda del luogo di residenza.

Il Ministero: «Valutiamo l’inserimento dell’adulto fragile»

Anna Caraglia, direttrice dell’Ufficio Emergenze sanitarie del Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, ha confermato che il tema è entrato nel percorso di aggiornamento della programmazione nazionale.

«Stiamo predisponendo il nuovo Piano e, di conseguenza, anche l’aggiornamento del calendario vaccinale. Abbiamo chiesto valutazioni tecnico-scientifiche sull’efficacia del vaccino contro l’RSV nella popolazione adulta e stiamo considerando anche gli aspetti epidemiologici, organizzativi e finanziari. Nei prossimi mesi vedremo come inserire la vaccinazione dell’adulto fragile».

Il passaggio indicato dal Ministero riguarda quindi non soltanto la valutazione clinica delle nuove opportunità preventive, ma anche la loro sostenibilità e la capacità del sistema sanitario di garantirle in modo uniforme.

La cornice è quella delineata dal Piano nazionale della prevenzione, che considera le vaccinazioni interventi di provata efficacia da rendere disponibili in tutte le Regioni e individua nell’equità di accesso uno degli obiettivi trasversali della sanità pubblica. Il Piano assegna inoltre un ruolo centrale ai medici di medicina generale e ai servizi territoriali nel raggiungimento delle persone a rischio.

Andreoni: «Il peso dell’RSV può essere sottostimato»

Massimo Andreoni, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Roma Tor Vergata e componente del Consiglio superiore di sanità, ha richiamato l’attenzione sulla difficoltà di misurare pienamente l’impatto dell’infezione.

«Le ospedalizzazioni attribuibili al virus respiratorio sinciziale sono certamente più di 20 mila l’anno e alcune stime arrivano fino a 50 mila. È una vaccinazione che riteniamo importante, soprattutto considerando il numero di eventi gravi e il possibile vantaggio anche per la sostenibilità della sanità pubblica».

Secondo Andreoni, la prevenzione dell’RSV deve essere considerata insieme a quella delle altre infezioni respiratorie, evitando che il numero crescente di vaccinazioni raccomandate diventi un ostacolo per il cittadino.

«Alcuni vaccini sono strettamente stagionali; altri possono essere somministrati insieme oppure programmati in momenti diversi. È possibile costruire un percorso vaccinale meno affollato e più semplice per il paziente».

Il Calendario per la vita 2025 sottolinea proprio la necessità di adottare un approccio vaccinale lungo tutto il corso della vita, coordinando l’offerta per influenza, Covid-19, pneumococco, RSV e altre malattie prevenibili, soprattutto nelle persone anziane o con patologie croniche.

Le associazioni: informazione e accesso devono procedere insieme

Alla conferenza hanno partecipato associazioni rappresentative di persone con patologie respiratorie e altre condizioni di fragilità. Il loro messaggio è che una nuova opportunità preventiva produce benefici soltanto quando il cittadino è adeguatamente informato e può accedervi concretamente.

Annalisa Barbaglia, Presidente dell’Associazione Respiriamo Insieme APS, ha utilizzato l’immagine della prevenzione come strumento di protezione:

«Per chi convive con una patologia respiratoria cronica è indispensabile avere gli strumenti per difendere la propria salute. La campagna serve a far conoscere questa opportunità ai pazienti e a costruire un’alleanza con le istituzioni, prima dell’arrivo della stagione nella quale aumentano le infezioni respiratorie e le riacutizzazioni».

Carla Testani, dell’Associazione italiana pazienti BPCO, ha evidenziatodal canto suo come l’RSV rimanga ancora poco conosciuto da una parte consistente della popolazione:

«Parliamo di una patologia sommersa, della quale si discute ancora troppo poco nonostante i ricoveri e i decessi. Le persone con BPCO sono spesso anziane e particolarmente vulnerabili: per noi la prevenzione vaccinale è essenziale e occorre lavorare con le istituzioni perché l’accesso non dipenda dal territorio».

La scarsa conoscenza non riguarda soltanto i cittadini. Il comunicato presentato alla Camera riferisce che, in un’indagine condotta su 500 pazienti vaccinati contro l’influenza, quasi il 60% non conosceva l’esistenza del virus respiratorio sinciziale. Viene inoltre segnalato il rischio che un’infezione virale non identificata correttamente possa favorire un uso inappropriato degli antibiotici.

Dall’informazione alla chiamata attiva

La campagna nazionale “I Silenzi dell’RSV”, realizzata dalle associazioni con il supporto di Helaglobe, utilizza il tema dell’assenza per raccontare il tempo sottratto dalla malattia e invitare le persone fragili a confrontarsi con il proprio medico.

La comunicazione, tuttavia, rappresenta solo una parte della strategia. Per trasformare la disponibilità dei vaccini in protezione effettiva servono criteri nazionali chiari, chiamata attiva, anagrafi vaccinali aggiornate e un coinvolgimento coordinato di dipartimenti di prevenzione, medici di medicina generale, specialisti, farmacie e strutture assistenziali.

Le esperienze internazionali mostrano che l’offerta si sta progressivamente ampliando. Negli Stati Uniti i CDC raccomandano una dose a tutte le persone dai 75 anni e agli adulti tra 50 e 74 anni con fattori di rischio. In Inghilterra il programma comprende gli over 75, gli ospiti delle strutture residenziali per anziani e, da settembre 2026, anche alcuni adulti tra 65 e 74 anni con malattie respiratorie croniche o immunodepressione.

Per l’Italia, il passaggio decisivo sarà ora tradurre le valutazioni tecnico-scientifiche in una raccomandazione nazionale, in buona sostanza l’inserimento nel Calendario vaccinale, accompagnata da risorse, organizzazione e monitoraggio. L’obiettivo indicato dalle associazioni è arrivare alla prossima stagione respiratoria con un’offerta più equa, riconoscibile e accessibile per chi presenta il rischio maggiore di complicanze

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