Chi vaccinerà gli italiani nei prossimi anni? La risposta che emerge dai documenti istituzionali e dalle scelte organizzative delle Regioni non sembra indicare un singolo nuovo protagonista destinato a prendere il posto dei servizi vaccinali tradizionali. Al contrario, il modello che si sta consolidando è quello di una rete, nella quale Dipartimenti di prevenzione e centri vaccinali lavorano insieme a Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, specialisti e, in diversi contesti regionali, farmacie.
La cornice è già contenuta nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025. Presentando il Piano, il Ministero della Salute indicava tra le principali innovazioni la promozione della vaccinazione, sotto il coordinamento dei Dipartimenti di prevenzione e dei centri vaccinali territoriali, attraverso reti professionali composte da Medici di medicina generale e specialisti. Il documento mette in particolare evidenza la necessità di favorire la presa in carico vaccinale dei pazienti cronici e fragili anche attraverso i centri specialistici che già li seguono per la patologia di base.
È un passaggio importante perché sposta il punto di vista. La vaccinazione non viene considerata esclusivamente come una prestazione da effettuare in un luogo dedicato, ma come un intervento di prevenzione che può entrare nei diversi percorsi attraverso i quali il cittadino incontra il Servizio sanitario.
Il PNPV individua infatti tra gli obiettivi nazionali il rafforzamento di governance, reti e percorsi vaccinali, la promozione degli interventi nelle popolazioni ad alto rischio per patologia, la riduzione delle disuguaglianze e il completamento dell’informatizzazione delle anagrafi vaccinali. Il Piano sottolinea inoltre la necessità di promuovere nei professionisti sanitari la cultura delle vaccinazioni e la formazione in vaccinologia.
Il Piano 2023-2025 non si è peraltro concluso formalmente il 31 dicembre scorso. La Conferenza Stato-Regioni ha sancito nel dicembre 2025 la proroga per un anno e, il 18 marzo 2026, ha approvato il cronoprogramma delle attività collegato alla proroga. La cornice organizzativa del PNPV resta quindi il riferimento anche nel corso del 2026.
Nel frattempo le Regioni stanno traducendo questi principi in modelli operativi che permettono di osservare come potrebbe funzionare una rete vaccinale più diffusa.
La Lombardia, per esempio, per la campagna antinfluenzale 2026-2027 mette contemporaneamente in campo Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, farmacie e centri vaccinali. MMG e pediatri iniziano dal 1° ottobre, le farmacie dal 12 ottobre per i cittadini dai 12 anni e i centri vaccinali, con tempistiche differenziate, per bambini, adolescenti e successivamente per l’intera popolazione. Per chi non può raggiungere fisicamente i punti di somministrazione, il medico di medicina generale può inoltre attivare la vaccinazione domiciliare.
In Toscana, la stessa campagna distribuisce l’attività tra Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, Aziende sanitarie territoriali e farmacie convenzionate. Nelle RSA l’avvio avviene attraverso la collaborazione fra MMG e personale delle aziende sanitarie, mentre per gli over 60 è disponibile anche il canale della farmacia.
Il Piemonte offre un altro esempio: la campagna antinfluenzale partirà prima negli studi dei Pediatri di libera scelta e proseguirà pochi giorni dopo attraverso Medici di medicina generale e farmacie aderenti. Il cittadino può quindi rivolgersi al medico, al pediatra o al farmacista e, in caso di necessità, ai servizi della propria ASL.
Ma è probabilmente il recente accordo del Veneto con i Pediatri di libera scelta a mostrare con maggiore chiarezza come il ruolo dei professionisti territoriali possa ampliarsi oltre la singola campagna stagionale. L’accordo del 24 settembre coinvolge i pediatri nelle campagne di immunizzazione contro VRS e nelle vaccinazioni antinfluenzale, esavalente, MPRV e HPV. La Regione specifica inoltre che il coinvolgimento riguarda anche la promozione dell’offerta di prevenzione verso i propri assistiti e la partecipazione dei PLS alla pianificazione regionale.
Il punto, quindi, non sembra essere scegliere tra centro vaccinale, studio medico o farmacia. I documenti ufficiali indicano piuttosto la costruzione di una pluralità coordinata di accessi. I servizi vaccinali pubblici e i Dipartimenti di prevenzione mantengono un ruolo di coordinamento. La medicina generale può intercettare adulti e anziani, comprese persone con patologie croniche. La pediatria di libera scelta dispone di un rapporto continuativo con bambini e famiglie. Gli specialisti possono diventare particolarmente rilevanti per i pazienti fragili che frequentano già percorsi ospedalieri o ambulatoriali. Le farmacie, dove previsto dall’organizzazione regionale e dalle condizioni stabilite per le diverse campagne, aggiungono un ulteriore punto territoriale di accesso.
Non tutti questi canali svolgono oggi le stesse funzioni, né le modalità sono identiche in tutte le Regioni. Sarebbe quindi prematuro parlare di un modello nazionale già uniforme. Le differenze regionali rimangono evidenti anche nelle campagne dell’autunno 2026. La traiettoria indicata dalle istituzioni, tuttavia, è riconoscibile: avvicinare l’offerta vaccinale ai luoghi nei quali le persone entrano già in contatto con il sistema sanitario e costruire percorsi capaci di raggiungere in modo più proattivo anche i soggetti fragili.
È anche per questo che il tema dell’Anagrafe nazionale vaccini assume un peso crescente. Tra gli obiettivi del PNPV figura infatti il completamento dell’informatizzazione delle anagrafi regionali e la messa a regime dell’anagrafe nazionale. Se aumentano i professionisti e i luoghi nei quali è possibile vaccinarsi, la disponibilità di informazioni condivise e aggiornate diventa un elemento essenziale per monitorare le coperture e rendere coerente la presa in carico. La domanda “chi vaccinerà in futuro?”, quindi, potrebbe avere una risposta meno semplice ma più aderente a ciò che sta già accadendo: non un solo professionista, ma una rete di professionisti e servizi, con compiti differenti e coordinati. È questa la direzione che emerge dal Piano nazionale e che alcune Regioni stanno già traducendo nell’organizzazione concreta delle campagne.
