Parte la seconda annualità dell’Osservatorio VRS di Cittadinanzattiva. Al centro, le differenze territoriali nell’offerta agli adulti fragili e agli anziani e la necessità di trasformare le nuove opportunità di prevenzione in percorsi chiari, accessibili e omogenei sul territorio.
La prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) sta entrando in una nuova fase. Dopo l’introduzione di strumenti rivolti alla protezione dei neonati e la disponibilità della vaccinazione materna, l’attenzione si concentra sempre più sulla popolazione adulta, in particolare anziani e persone con condizioni di fragilità.
È su questo passaggio che si concentra la seconda annualità dell’Osservatorio VRS 2026 di Cittadinanzattiva, avviata il 22 settembre. L’obiettivo dichiarato è analizzare come le opportunità di prevenzione disponibili vengano tradotte nelle politiche sanitarie e nei percorsi di accesso sul territorio, in un contesto nel quale persistono differenze tra le Regioni.
Dalla disponibilità del vaccino all’organizzazione dell’offerta
La questione, quindi, non riguarda soltanto la disponibilità di nuovi strumenti di prevenzione. Riguarda soprattutto come questi vengono inseriti nei sistemi regionali, quali popolazioni vengono individuate come destinatarie, attraverso quali professionisti e strutture viene proposta la vaccinazione e quanto sia semplice per il cittadino orientarsi.
La prima annualità dell’Osservatorio aveva già documentato una marcata eterogeneità territoriale nell’avvio delle strategie contro il VRS. Secondo Cittadinanzattiva, nella nuova fase restano aperti alcuni nodi: la variabilità delle iniziative regionali, la presenza di modelli organizzativi differenti e tempi di implementazione non uniformi. Il tema assume un peso particolare per anziani e adulti fragili, perché la prevenzione vaccinale in queste popolazioni richiede una capacità di presa in carico diversa rispetto ai tradizionali programmi pediatrici: occorre individuare le persone eleggibili, intercettarle nei diversi punti del Servizio sanitario e integrare la vaccinazione nei percorsi assistenziali. È una direzione richiamata anche dal Calendario Vaccinale per la Vita 2025, che sottolinea la necessità di rafforzare l’organizzazione dei servizi vaccinali destinati all’adulto e all’anziano e di integrare maggiormente la prevenzione vaccinale nella gestione del paziente fragile e nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali.
Il nodo dell’equità territoriale
L’elemento centrale diventa così l’equità di accesso. In assenza di un modello organizzativo uniforme, il rischio è che opportunità, modalità e tempi della prevenzione siano condizionati dal territorio di residenza.
Già nel luglio 2025 il Ministero della Salute aveva riferito di aver avviato le attività necessarie all’aggiornamento del calendario nazionale di immunizzazione per il VRS, indicando fra gli obiettivi una strategia rivolta anche agli adulti. Nell’ottobre dello stesso anno Cittadinanzattiva, insieme ad associazioni di pazienti, aveva chiesto al Ministero un aggiornamento del calendario nazionale che comprendesse anche adulti fragili e anziani, accompagnato da indicazioni operative condivise per le Regioni e da un quadro definito delle risorse. La questione si inserisce quindi in un problema più ampio della prevenzione vaccinale italiana. Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale individua infatti fra le priorità la riduzione delle disuguaglianze e prevede che il Calendario possa essere aggiornato in funzione delle evidenze scientifiche, degli scenari epidemiologici e della disponibilità di nuovi strumenti di prevenzione.
MMG, specialisti e servizi territoriali: costruire una rete
Per anziani e persone con patologie croniche, rendere disponibile una vaccinazione non coincide automaticamente con renderla accessibile. In quest’ottica un modello efficace richiede una rete capace di collegare Dipartimenti di prevenzione, medicina generale, specialisti, servizi territoriali e punti vaccinali, così da intercettare le persone nei luoghi in cui vengono già seguite per le loro condizioni di salute.
È un principio più generale già presente nella programmazione nazionale della prevenzione: il territorio e le cure primarie sono chiamati a lavorare in modo integrato, con un ruolo centrale di medici di medicina generale e altri professionisti nel raggiungere i gruppi a maggiore rischio e nel contrastare le disuguaglianze di accesso. Per questo il monitoraggio dell’Osservatorio può essere utile non soltanto a fotografare le differenze esistenti, ma anche a individuare quali modelli organizzativi riescano a rendere più semplice il percorso del cittadino: dall’identificazione del target alla chiamata attiva, dall’informazione alla prenotazione, fino alla somministrazione.
La prossima sfida della prevenzione dell’adulto
Il VRS diventa così anche un banco di prova per un tema più ampio: la capacità del Servizio sanitario di costruire programmi vaccinali efficaci nella seconda metà della vita. Per le vaccinazioni dell’adulto e del paziente fragile, infatti, la disponibilità dell’innovazione rappresenta soltanto il primo passaggio. Il risultato di sanità pubblica dipende anche dalla capacità di trasformarla in un percorso riconoscibile, proattivo e accessibile, riducendo le differenze territoriali. La seconda annualità dell’Osservatorio VRS mette precisamente questo tema sotto osservazione: capire se e come le diverse organizzazioni regionali riusciranno a trasformare una nuova opportunità di prevenzione in un’offerta concretamente raggiungibile dalle persone che possono beneficiarne maggiormente.
Fonti
- Cittadinanzattiva, Virus Respiratorio Sinciziale: Osservatorio VRS 2026, 22 settembre 2026.
- Ministero della Salute, risposta al Question Time sulla vaccinazione contro il VRS, 2 luglio 2025.
- ISS/EpiCentro, Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025.
- Calendario Vaccinale per la Vita 2025, SItI, SIP, FIMP, FIMMG, SIMG.
