Uno studio italiano pubblicato su Annali di Igiene evidenzia l’importanza di considerare l’epidemiologia locale nella valutazione delle strategie vaccinali per gli adulti di 65 anni. L’analisi di costo-efficacia indica che il PCV20 rimane un’opzione economicamente sostenibile per la popolazione generale, con differenze contenute negli esiti di salute rispetto al PCV21.
L’evoluzione delle infezioni pneumococciche e la distribuzione dei sierotipi circolanti rappresentano elementi sempre più importanti per orientare le strategie di prevenzione vaccinale. La scelta tra differenti formulazioni deve infatti tenere conto non soltanto dei benefici sanitari attesi, ma anche delle caratteristiche epidemiologiche della popolazione e della sostenibilità economica degli interventi.
È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato il 29 ottobre 2026 sulla rivista scientifica Annali di Igiene, Medicina Preventiva e di Comunità, che ha confrontato il rapporto costo-efficacia dei vaccini pneumococcici coniugati 20-valente (PCV20) e 21-valente (PCV21) nella popolazione italiana di 65 anni. La ricerca, firmata da Barbara Polistena e altri undici autori, tra cui Massimo Andreoni, Sara Boccalini, Giovanni Rezza, Carlo Signorelli e Federico Spandonaro, offre nuovi elementi per la programmazione vaccinale, evidenziando come le differenze nella circolazione dei sierotipi possano influenzare sia i benefici sanitari sia i risultati economici delle diverse strategie.
Il ruolo dell’epidemiologia locale
I vaccini PCV20 e PCV21 comprendono insiemi differenti di sierotipi di Streptococcus pneumoniae, il batterio responsabile di infezioni che possono provocare polmoniti, batteriemie e meningiti. Il loro potenziale impatto sulla salute non dipende quindi esclusivamente dal numero di sierotipi inclusi, ma anche dalla frequenza con cui questi circolano nella popolazione e dal loro contributo al carico complessivo di malattia. Le analisi di sensibilità e di scenario condotte dai ricercatori evidenziano che la variabilità epidemiologica e la distribuzione dei sierotipi possono modificare i risultati delle valutazioni economiche. Un aspetto che richiama l’importanza della sorveglianza epidemiologica e della disponibilità di dati aggiornati per orientare le scelte di sanità pubblica.
Il confronto tra benefici sanitari e sostenibilità economica
Lo studio ha utilizzato un modello matematico di costo-utilità, adottando la prospettiva del Servizio sanitario nazionale italiano e ipotizzando una copertura vaccinale del 75% nella coorte dei 65enni, in linea con l’obiettivo previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025. Secondo le stime, l’impiego del PCV21 rispetto al PCV20 determinerebbe un beneficio sanitario aggiuntivo, con una riduzione di 18 decessi, 23 casi di batteriemia, 5 casi di meningite e 472 episodi di polmonite non batteriemica. Il guadagno complessivo sarebbe pari a 132 anni di vita e 111 QALY, indicatore che combina durata e qualità della vita. A fronte di questi benefici, il modello stima tuttavia un incremento netto dei costi di circa 7,8 milioni di euro. Il rapporto incrementale di costo-efficacia del PCV21 rispetto al PCV20 risulta pari a 70.175 euro per QALY guadagnato, superiore alla soglia di 30mila euro per QALY adottata nell’analisi.
Sulla base di queste assunzioni, gli autori concludono che il PCV21 difficilmente potrebbe essere considerato costo-efficace rispetto al PCV20 alla soglia economica utilizzata. Quest’ultimo rimane quindi un’opzione economicamente sostenibile per la popolazione generale, associata a risparmi significativi rispetto alla strategia alternativa e a differenze contenute negli esiti sanitari stimati.
Sorveglianza e sostenibilità per orientare la prevenzione
I risultati si inseriscono nel quadro della programmazione vaccinale italiana, che individua nei 65 anni un’età di riferimento per l’offerta della vaccinazione antipneumococcica. In questo contesto, le valutazioni di costo-efficacia rappresentano uno strumento utile per sostenere le decisioni dei sistemi sanitari nazionali e regionali. Lo studio sottolinea tuttavia che le conclusioni dei modelli economici devono essere interpretate alla luce delle ipotesi adottate e del contesto epidemiologico di riferimento. I cambiamenti nella distribuzione dei sierotipi, nelle coperture vaccinali e nei costi possono infatti influenzare nel tempo il rapporto tra benefici sanitari e risorse necessarie. La principale indicazione che emerge dall’analisi è dunque la necessità di un approccio dinamico alla programmazione vaccinale, capace di integrare le evidenze scientifiche, l’evoluzione epidemiologica e la sostenibilità economica. Il monitoraggio dei sierotipi circolanti e del carico di malattia si conferma così uno strumento essenziale per orientare strategie di prevenzione appropriate, sostenibili e coerenti con i bisogni di salute della popolazione.
