Per decenni la vaccinazione è stata percepita come un appuntamento stagionale: influenza in autunno, pneumococco e richiami “quando capita”, HPV in adolescenza secondo cicli scolastici, vaccinazioni dell’adulto in base al momento della vita. Oggi questa logica non regge più. Le dinamiche epidemiologiche sono cambiate, la mobilità delle persone è aumentata, i virus respiratori circolano con meno regolarità rispetto al passato e una parte della popolazione — soprattutto anziani e fragili — non viene intercettata nelle finestre tradizionali.
Il risultato è un divario crescente tra ciò che il Calendario Vaccinale prevede e ciò che viene effettivamente realizzato. Da qui nasce l’idea, ormai centrale nelle strategie di sanità pubblica, di destagionalizzare la vaccinazione: portarla fuori dai mesi “canonici”, trasformandola in un’azione continua, integrata e disponibile tutto l’anno.
Perché destagionalizzare? Il problema dei gap di copertura
Uno dei principali obiettivi del PNPV è aumentare le coperture negli adulti e nei fragili, due gruppi che storicamente faticano a raggiungere le soglie ottimali. Le campagne stagionali, per quanto ben strutturate, intercettano soprattutto le persone più motivate o già abituate alla prevenzione, non chi si perde lungo il percorso.
Destagionalizzare significa rovesciare la prospettiva:
- non aspettare che arrivi la stagione giusta,
- ma cogliere ogni occasione utile per vaccinare.
In ambulatorio, in farmacia, durante un controllo specialistico, all’interno di percorsi per cronicità, in occasione di screening o visite programmate. Ogni contatto con il sistema sanitario diventa un’opportunità.
Questo approccio riduce in modo efficace i gap di copertura, perché elimina la dipendenza da un’unica finestra temporale e diluisce il lavoro dei servizi, evitando sovraccarichi concentrati in poche settimane.
Una nuova logica per adulti e fragili
La destagionalizzazione funziona particolarmente bene negli adulti fragili, nelle persone con cronicità respiratorie, cardiovascolari o metaboliche e in chi ha scarsa aderenza ai controlli.
Questi pazienti non hanno un calendario lineare: possono saltare le campagne stagionali, avere difficoltà organizzative, oppure non sentirsi “nel momento giusto” per vaccinarsi.
Per loro, la prevenzione deve essere semplice, accessibile e vicina. La possibilità di ricevere vaccini contro pneumococco, herpes zoster, pertosse, HPV o richiami dTpa in qualsiasi momento dell’anno aumenta la probabilità che la vaccinazione venga realmente eseguita.
L’ingresso di nuovi vaccini — come quelli contro RSV negli anziani o la crescente offerta in farmacia — rafforza ulteriormente l’esigenza di un modello flessibile, in cui il tempo non sia più un vincolo.
L’impatto dei nuovi setting vaccinali
Le esperienze regionali mostrano chiaramente che i luoghi contano. Case della Comunità, ambulatori di Medicina Generale, farmacie dei servizi e centri dedicati offrono ampie possibilità di destagionalizzare.
Quando la vaccinazione è integrata nel percorso clinico — ad esempio all’interno di una visita diabetologica o in un follow-up per BPCO — l’adesione aumenta significativamente. Il cittadino non percepisce il vaccino come un appuntamento aggiuntivo, ma come parte naturale della propria cura. È un cambiamento culturale che porta benefici concreti, specialmente nelle fasce più vulnerabili.
Comunicazione: superare l’idea del “momento giusto”
Una delle sfide è smontare l’idea che esista un solo periodo valido per vaccinarsi. La comunicazione deve aiutare cittadini e operatori a comprendere che la prevenzione non è un evento stagionale, ma un percorso.
Molte persone tendono a rimandare, pensando che “ormai è tardi” oppure che “è meglio aspettare l’autunno prossimo”. Spiegare che virus e batteri non seguono calendari rigidi e che la protezione può essere utile in qualsiasi momento dell’anno è fondamentale per colmare i gap accumulati nel tempo.
Allo stesso tempo, anche il sistema deve essere pronto a cogliere le occasioni: moduli digitali aggiornati, reminder automatici, anagrafe vaccinale integrata, punti vaccinali a bassa soglia e percorsi semplificati favoriscono una prevenzione continua e più equa.
Destagionalizzare non significa disordinare: serve una regia
Per funzionare davvero, la destagionalizzazione richiede una governance chiara e condivisa. Le Direzioni sanitarie, i Dipartimenti di prevenzione, i medici di famiglia e le farmacie devono avere obiettivi comuni, criteri di offerta coordinati e sistemi digitali in grado di registrare le somministrazioni in tempo reale.
La destagionalizzazione è efficace solo se accompagnata da:
- un’anagrafe vaccinale aggiornata,
- campagne di recall intelligenti,
- protocolli condivisi con i professionisti,
- una programmazione delle forniture distribuita lungo l’anno.
Non si tratta di un “liberi tutti”, ma dell’opposto: una strategia continua, basata su un calendario meno rigido ma più razionale.
La prevenzione vaccinale, in questa prospettiva, non può più essere pensata solo come un appuntamento stagionale. Virus e pattern epidemiologici mutano rapidamente; i cittadini hanno stili di vita più variabili; le cronicità richiedono un’attenzione costante. Destagionalizzare la vaccinazione significa adattare la prevenzione al mondo reale, intercettare chi si perde nelle campagne tradizionali e costruire un sistema più resiliente e inclusivo.
La vera domanda non è più “quando è il momento giusto per vaccinarsi?”, ma “perché non farlo oggi?”.
Bibliografia essenziale
- Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023–2025
- Documenti ISS sulla continuità vaccinale e modelli territoriali
- ECDC – Strategies to improve adult vaccination coverage
- OMS – Life-course immunization approach
- OECD – Vaccination gaps and health system performance
