Dal VRS al pneumococco: le sfide del nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031

Entro il 30 settembre 2026 il Ministero della Salute dovrà presentare la proposta del nuovo Piano. Negli atti ufficiali sono già richiamati l’immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale, la vaccinazione anti-Covid-19, il meningococco B negli adolescenti e la vaccinazione contro mpox. Sullo sfondo resta una questione più ampia: come aggiornare la prevenzione delle infezioni respiratorie nell’adulto, nell’anziano e nelle persone fragili.

Il futuro Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031 dovrà confrontarsi con un quadro profondamente diverso da quello nel quale era stato elaborato il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025.

Negli ultimi anni sono aumentate le possibilità di prevenire malattie respiratorie e invasive nelle diverse fasi della vita. Accanto alle vaccinazioni consolidate dell’infanzia, stanno assumendo maggiore rilievo la protezione del neonato attraverso l’immunizzazione materna o la somministrazione di anticorpi monoclonali, la vaccinazione dell’adulto e dell’anziano e la presa in carico delle persone con patologie croniche o condizioni di fragilità.

Il PNPV 2023-2025 è stato prorogato fino al 31 dicembre 2026 per garantire continuità alla programmazione, agli approvvigionamenti, alla sorveglianza e al monitoraggio delle coperture. Entro il 30 settembre 2026, il Ministero della Salute si è impegnato a presentare la proposta del nuovo Piano nazionale di immunizzazione, comprensiva dell’aggiornamento del calendario.

Il percorso concordato tra Stato e Regioni prevede un aggiornamento progressivo, accompagnato da valutazioni sulle evidenze scientifiche, sull’impatto sanitario, sui costi, sulla sostenibilità e sulla capacità organizzativa dei servizi. Non tutte le vaccinazioni disponibili entreranno quindi automaticamente nel calendario nazionale: ogni nuova offerta dovrà essere valutata secondo criteri trasparenti e condivisi.

VRS: la prima grande prova del nuovo modello di immunizzazione

La prevenzione del virus respiratorio sinciziale, o VRS, è probabilmente il terreno sul quale il nuovo Piano potrà mostrare con maggiore evidenza il passaggio da un calendario esclusivamente vaccinale a una più ampia strategia di immunizzazione.

Gli atti istituzionali prevedono che il percorso di aggiornamento comprenda:

  • l’immunizzazione dei neonati contro il VRS;
  • la vaccinazione contro il VRS in gravidanza;
  • l’adeguamento dei sistemi informativi per registrare correttamente gli interventi effettuati.

Nel gennaio 2026 è stata inoltre sancita un’Intesa specifica per assicurare l’accesso universale dei neonati all’immunizzazione passiva contro il VRS. Le Regioni devono organizzare il coordinamento delle campagne, stimare i fabbisogni e favorire la maggiore copertura possibile dei destinatari.

La protezione del bambino può essere ottenuta attraverso due strategie differenti: l’immunizzazione diretta del neonato con un anticorpo monoclonale oppure la vaccinazione della madre durante la gravidanza, con trasferimento degli anticorpi attraverso la placenta. L’Agenzia europea per i medicinali ha autorizzato nell’Unione europea una vaccinazione materna destinata a proteggere il bambino nei primi sei mesi di vita.

Per il Servizio sanitario, la questione non riguarda soltanto quale intervento utilizzare. Il nuovo Piano dovrà definire:

  • come integrare le due strategie;
  • quali bambini debbano ricevere direttamente l’immunizzazione;
  • come organizzare la vaccinazione durante il percorso nascita;
  • quali ruoli assegnare a ginecologi, ostetriche, pediatri, punti nascita e servizi vaccinali;
  • come registrare e monitorare la protezione del neonato;
  • come evitare differenze di accesso tra le Regioni.

Il VRS rappresenta quindi un banco di prova organizzativo. Per raggiungere coperture elevate non basterà mettere a disposizione l’intervento: sarà necessario inserirlo stabilmente nei percorsi assistenziali della gravidanza, della nascita e dei primi mesi di vita.

VRS nell’adulto: una prospettiva ancora da definire

La prevenzione del VRS non riguarda soltanto i bambini. Nell’Unione europea sono autorizzati vaccini per la prevenzione delle malattie delle basse vie respiratorie causate dal virus anche negli adulti. Alcune autorizzazioni comprendono oggi gli adulti a partire dai 18 anni, pur restando necessaria una valutazione sanitaria delle popolazioni nelle quali l’offerta può produrre il maggiore beneficio.

Negli atti finora pubblicati sul Piano nazionale di immunizzazione non risulta però ancora definito un programma nazionale contro il VRS per anziani o adulti a rischio.

Questa distinzione è essenziale: la disponibilità di vaccini autorizzati non coincide con una raccomandazione nazionale né con un’offerta gratuita. Il nuovo Piano potrebbe tuttavia essere la sede nella quale valutare:

  • il carico di malattia respiratoria nell’anziano;
  • il rischio per le persone con patologie cardiache, respiratorie o immunitarie;
  • l’impatto su ricoveri e assistenza territoriale;
  • la sostenibilità di un’offerta per età o per condizione di rischio;
  • l’eventuale integrazione con le altre vaccinazioni respiratorie.

Si tratta, al momento, di una prospettiva da sottoporre a valutazione e non di una decisione già assunta.

Pneumococco: verso una strategia più “tailor made” per adulti e fragili?

La vaccinazione antipneumococcica è già parte del calendario italiano. Il Ministero della Salute indica l’offerta prioritaria della vaccinazione coniugata alla coorte dei 65enni, oltre alle raccomandazioni rivolte alle persone con specifiche condizioni di rischio.

Il tema per il nuovo Piano non è dunque introdurre per la prima volta la prevenzione pneumococcica, ma verificare se l’attuale strategia possa essere resa più semplice, omogenea, efficace e, soprattutto, appropriata per la singola persona in considerazione delle diverse coperture a cui si accede con la vaccinazione.

Sono oggi autorizzati nell’Unione europea vaccini coniugati ad ampia valenza utilizzabili sia nei bambini sia negli adulti. L’estensione delle possibilità di prevenzione rende necessario valutare periodicamente gli schemi vaccinali, tenendo quindi conto della distribuzione dei sierotipi, delle evidenze disponibili e delle caratteristiche epidemiologiche italiane.

Nel nuovo ciclo di programmazione, le questioni centrali potrebbero riguardare:

L’uniformità territoriale

L’offerta concreta può variare per modalità organizzative, canali di accesso e capacità di chiamata attiva. Un calendario nazionale è pienamente efficace solo quando viene applicato in modo comparabile nei diversi territori.

La presa in carico delle persone fragili

Le persone con malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, renali o condizioni di immunocompromissione possono entrare in contatto con numerosi specialisti senza che la prevenzione vaccinale venga necessariamente integrata nel percorso di cura.

Il nuovo Piano potrebbe rafforzare il principio secondo cui la vaccinazione deve essere proposta anche negli ambulatori specialistici, nelle strutture ospedaliere, nelle case della comunità e prima o dopo un ricovero, in raccordo con i Dipartimenti di prevenzione e la medicina generale.

La semplificazione degli schemi

Schemi più semplici possono favorire adesione, appropriatezza e completamento dei cicli. Ogni eventuale aggiornamento dovrà però essere stabilito dalle autorità sanitarie sulla base delle evidenze e non può essere anticipato prima della pubblicazione del nuovo calendario.

La misurazione delle coperture

Per l’infanzia esistono serie consolidate di dati vaccinali. Nell’adulto e nelle categorie di rischio, il monitoraggio è più complesso. L’Anagrafe nazionale vaccini ha proprio l’obiettivo di misurare l’efficacia dei programmi e produrre dati sulle coperture previste dal calendario ufficiale.

Senza dati completi per età, condizione clinica e territorio, sarà difficile stabilire se l’offerta antipneumococcica raggiunga effettivamente le persone che ne possono beneficiare.

Meningococco B nell’adolescente: un ampliamento già indicato

Tra le novità più esplicite del percorso verso il Piano 2027-2031 figura la vaccinazione contro il meningococco B negli adolescenti.

L’Intesa del 18 dicembre 2025 stabilisce che la proposta del nuovo Piano dovrà comprendere nel calendario l’offerta di questa vaccinazione.

Nel calendario nazionale attualmente vigente, il meningococco B è previsto nel primo anno di vita, mentre nell’adolescenza viene offerta la vaccinazione quadrivalente contro i sierogruppi A, C, W e Y. L’introduzione di un’offerta nazionale contro il sierogruppo B in questa fascia d’età costituirebbe quindi un ampliamento della protezione.

Il nuovo Piano dovrà ancora precisare:

  • l’età di offerta;
  • il numero di dosi;
  • l’eventuale recupero di coorti precedenti;
  • la possibilità di coordinare la vaccinazione con le altre offerte dell’adolescenza;
  • i target di copertura;
  • i canali di somministrazione;
  • le modalità di chiamata attiva.

L’adolescenza rimane una delle fasi più difficili per i programmi vaccinali. Dopo il rapporto continuativo con il pediatra dei primi anni di vita, il contatto con i servizi sanitari diventa meno frequente. Per questo, l’introduzione di una nuova vaccinazione dovrà essere accompagnata da modelli organizzativi capaci di coinvolgere famiglie, pediatri, medici di medicina generale, scuole e servizi vaccinali.

Covid-19: dalla gestione emergenziale alla programmazione ordinaria

La vaccinazione contro il Covid-19 è compresa nel percorso di aggiornamento che precede il nuovo Piano. Il suo inserimento indica il progressivo passaggio da una gestione prevalentemente emergenziale a una programmazione ordinaria delle campagne rivolte alle persone per le quali la vaccinazione è raccomandata.

Il nodo principale sarà definire come integrare stabilmente questa vaccinazione con la prevenzione delle altre infezioni respiratorie.

Le possibili direttrici organizzative comprendono:

  • campagne coordinate con la vaccinazione antinfluenzale;
  • co-somministrazione quando prevista dalle indicazioni;
  • chiamata attiva delle persone anziane e fragili;
  • coinvolgimento di medici di medicina generale e farmacie;
  • offerta in ospedale e nei servizi specialistici;
  • monitoraggio annuale delle coperture;
  • comunicazione mirata ai gruppi per i quali è raccomandata.

La sfida sarà evitare che la progressiva riduzione della percezione del rischio si traduca in un abbandono della protezione delle persone maggiormente esposte a complicanze.

Una strategia integrata per le infezioni respiratorie

VRS, pneumococco, influenza e Covid-19 sono infezioni differenti, con epidemiologia, vaccini e destinatari non sovrapponibili. Dal punto di vista organizzativo, tuttavia, presentano un problema comune: raggiungere in modo tempestivo adulti, anziani e persone fragili.

Il nuovo Piano potrebbe favorire un passaggio da campagne separate a una vera strategia integrata di prevenzione respiratoria.

Questo non significa somministrare indistintamente tutti i vaccini alle stesse persone. Significa invece utilizzare ogni contatto con il sistema sanitario per verificare lo stato vaccinale e proporre gli interventi raccomandati in base a età, condizioni cliniche e fattori di rischio.

Una strategia integrata potrebbe prevedere:

AmbitoPossibile sviluppo organizzativo
Medicina generaleVerifica periodica dello stato vaccinale e chiamata attiva
SpecialistiInserimento delle vaccinazioni nei percorsi delle cronicità
OspedaliValutazione vaccinale durante il ricovero e prima della dimissione
FarmacieAmpliamento dei punti di accesso secondo la normativa vigente
Case della comunitàCoordinamento tra prevenzione, assistenza primaria e specialistica
Anagrafe vaccinaleRegistrazione, reminder e monitoraggio delle coperture
ComunicazioneMessaggi distinti per età, rischio e stagione

Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 rafforza proprio l’integrazione tra Dipartimenti di prevenzione, assistenza territoriale, ospedali e professionisti sanitari. Questa cornice potrà sostenere l’attuazione del futuro Piano di immunizzazione.

Dalla disponibilità all’accesso reale

L’innovazione vaccinale produce un beneficio di popolazione soltanto quando diventa accessibile.

L’ingresso di una vaccinazione nel calendario richiede almeno cinque passaggi:

  1. una raccomandazione fondata sulle evidenze;
  2. la definizione dei destinatari;
  3. un finanziamento adeguato;
  4. un modello organizzativo capace di raggiungere il target;
  5. un sistema informativo che misuri coperture e risultati.

Il futuro Piano dovrà quindi evitare che l’aumento delle opportunità di immunizzazione generi ulteriore frammentazione. Più cresce il numero degli interventi disponibili, più diventa importante stabilire chi debba proporli, dove debbano essere effettuati e come debba essere richiamato chi non aderisce.

Cosa è già previsto e cosa resta una prospettiva

Misure indicate negli atti ufficiali

  • proposta del Piano nazionale di immunizzazione entro il 30 settembre 2026;
  • immunizzazione contro il VRS nei neonati;
  • vaccinazione contro il VRS in gravidanza;
  • vaccinazione anti-Covid-19;
  • vaccinazione contro il meningococco B negli adolescenti;
  • vaccinazione contro mpox;
  • aggiornamento progressivo del calendario sulla base di valutazioni scientifiche, organizzative ed economiche.

Questioni ancora da definire

  • un’eventuale offerta nazionale contro il VRS per anziani o adulti a rischio;
  • possibili aggiornamenti degli schemi antipneumococcici;
  • target, coorti e modalità operative delle nuove offerte;
  • programmi di recupero;
  • obiettivi di copertura;
  • risorse finanziarie definitive;
  • integrazione tra medicina generale, specialisti, ospedali, farmacie e servizi vaccinali.

Il vero banco di prova del Piano

Il successo del Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031 non potrà essere misurato soltanto dal numero di nuove vaccinazioni inserite nel calendario.

Il risultato decisivo sarà la capacità di trasformare le possibilità scientifiche in programmi pubblici omogenei, sostenibili e misurabili. Per il VRS significherà coordinare gravidanza, nascita e assistenza pediatrica. Per il meningococco B significherà intercettare efficacemente gli adolescenti. Per pneumococco e Covid-19 significherà raggiungere adulti, anziani e persone fragili prima che una malattia prevenibile determini complicanze o ricoveri.

Il nuovo Piano avrà dunque un compito più ampio dell’aggiornamento di un calendario: costruire un sistema di immunizzazione realmente attivo durante tutto il corso della vita.

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