Il 2026 è un anno di passaggio per la politica vaccinale italiana. Il PNPV 2023-2025 è stato prorogato, mentre prende forma il nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031. In questa transizione, alcune aree — RSV, meningococco B e pneumococco — mostrano con particolare chiarezza perché un calendario più flessibile debba essere accompagnato da un’Anagrafe nazionale capace di seguire in modo altrettanto dinamico l’evoluzione dell’offerta.
Il prossimo aggiornamento del calendario vaccinale nazionale non sarà semplicemente una revisione periodica delle raccomandazioni. La fase che si è aperta con la proroga del PNPV 2023-2025 e con la preparazione del nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031 mette in discussione, più in profondità, il modo in cui il sistema italiano recepisce l’innovazione vaccinale, la traduce in programmi di sanità pubblica e ne misura l’effettiva capacità di raggiungere la popolazione.
È un passaggio importante perché alcune delle traiettorie del prossimo calendario sono già emerse. Nell’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni sulla proroga del Piano, il Governo ha indicato un percorso che comprende sia l’introduzione dell’immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale, sia l’offerta del meningococco B agli adolescenti nel futuro Piano nazionale di immunizzazione.
Sono due esempi che raccontano bene quanto stia cambiando il perimetro della prevenzione. L’RSV porta nel calendario una logica che attraversa più fasi della vita e più possibili target, mentre il meningococco B apre alla prospettiva di ampliare in modo strutturato all’adolescenza una vaccinazione già presente nell’infanzia. Accanto a queste due aree, la prevenzione pneumococcica continua a rappresentare un banco di prova altrettanto rilevante: è già consolidata nel calendario pediatrico e nell’adulto, ma evolve insieme alla disponibilità di vaccini con valenze e indicazioni sempre più articolate.
Proprio qui emerge il valore della scelta compiuta con il PNPV 2023-2025: tenere il Calendario vaccinale separato dal corpo principale del Piano. La logica è chiara. Se cambiano le evidenze, se vengono autorizzati nuovi vaccini o se si modificano le strategie di offerta, il calendario deve poter essere aggiornato senza dover attendere la scadenza di un intero ciclo pluriennale di programmazione.
Questa maggiore flessibilità, però, non è priva di conseguenze. Un calendario più dinamico richiede infatti un sistema informativo capace di muoversi con la stessa rapidità. È su questo terreno che l’Anagrafe nazionale vaccini smette di essere un semplice strumento di registrazione e diventa una componente centrale della governance.
Il caso dell’RSV è emblematico. Il Calendario Vaccinale per la Vita 2025 dedica per la prima volta uno spazio specifico alla prevenzione del virus respiratorio sinciziale e mette in evidenza come le strategie possano riguardare momenti differenti: immunizzazione materna, protezione del neonato e vaccinazione dell’adulto e dell’anziano.
Questo significa che la misurazione non può più limitarsi al conteggio delle dosi somministrate. Occorre poter leggere chi è eleggibile, quale strategia è stata adottata, in quale fase della vita e con quale livello di copertura. L’introduzione dell’RSV nel quadro nazionale mette quindi in evidenza un problema molto concreto: più l’offerta si diversifica, più cresce la necessità di dati completi, tempestivi e confrontabili.
Una dinamica simile riguarda il meningococco B. Oggi il calendario nazionale prevede la vaccinazione nella prima infanzia, mentre il PNPV 2023-2025 lascia alle Regioni la possibilità di estendere l’offerta agli adolescenti sulla base del contesto epidemiologico locale.
Il passaggio annunciato per il nuovo Piano è però più significativo: l’offerta MenB agli adolescenti entra nella prospettiva del futuro calendario nazionale.
Questo cambia il livello della questione. Non si tratta più soltanto di osservare scelte regionali differenti, ma di preparare il sistema a seguire nuove coorti, nuovi percorsi vaccinali e possibili attività di recupero. Anche in questo caso l’Anagrafe diventa lo strumento che dovrebbe permettere di capire non solo quanti adolescenti siano stati vaccinati, ma dove le coperture siano ancora insufficienti e quanto uniformemente la nuova raccomandazione venga recepita nei territori.
Il pneumococco rappresenta una terza prospettiva, diversa ma complementare. Non è una vaccinazione nuova: è già presente nell’offerta per l’infanzia, per l’adulto e per le categorie a rischio. Proprio per questo è utile per comprendere come un calendario separato dal Piano possa diventare uno strumento importante di adattamento continuo.
Il panorama dei vaccini pneumococcici si sta infatti evolvendo, con vaccini coniugati a più ampia valenza e programmi di sviluppo di nuova generazione.
Non significa che ogni innovazione debba tradursi automaticamente in una modifica del calendario. Significa, però, che il sistema deve essere in grado di valutare nuove evidenze e, quando necessario, aggiornare le strategie senza restare vincolato ai tempi lunghi della programmazione.
È questo il punto in cui calendario e anagrafe finiscono per diventare due parti della stessa architettura. Il calendario definisce chi dovrebbe essere protetto, con quale vaccino e in quale momento della vita. L’anagrafe consente di verificare se quella strategia produce realmente coperture e se le nuove indicazioni vengono recepite in modo omogeneo.
Il passaggio è ancora più delicato quando la vaccinazione non dipende soltanto dall’età. Nel caso di pneumococco, RSV e altre vaccinazioni dell’adulto, l’eleggibilità può dipendere anche da condizioni di rischio o fragilità. Qui la sfida diventa più complessa, perché individuare una coorte anagrafica è relativamente semplice, mentre riconoscere tutte le persone eleggibili sulla base di una condizione clinica richiede una maggiore integrazione tra dati vaccinali e percorsi assistenziali.
Il Calendario Vaccinale per la Vita 2025 insiste proprio su questo punto, richiamando la necessità di integrare sempre di più la prevenzione vaccinale nei PDTA e nella presa in carico dei pazienti fragili, con il coinvolgimento di medicina generale, specialisti e servizi vaccinali.
Lo stesso documento considera urgente la disponibilità di un’anagrafe nazionale estesa all’intera popolazione, capace di accompagnare una strategia vaccinale sempre più orientata lungo tutto l’arco della vita.
Per questo il rinnovo del calendario non può essere letto solo come un elenco di nuove vaccinazioni o di nuove coorti. La vera questione è se il sistema sarà in grado di trasformare rapidamente una raccomandazione in un programma effettivo, accessibile e misurabile.
RSV, meningococco B e pneumococco sono, da questo punto di vista, tre cartine di tornasole.
L’RSV mostra la sfida di introdurre una strategia di immunizzazione che può coinvolgere target molto diversi tra loro.
Il meningococco B mostra cosa significa estendere una vaccinazione a una nuova fase della vita e trasformare un’opzione regionale in una possibile offerta nazionale.
Il pneumococco mostra invece la necessità di mantenere il calendario allineato a un’area in continua evoluzione scientifica e tecnologica.
Sono tre ambiti che risultano anche particolarmente rilevanti per Pfizer: RSV con Abrysvo, meningococco B con Trumenba, pneumococco con Prevenar 20 e con programmi di sviluppo di nuova generazione. Questo elemento, tuttavia, non cambia il punto editoriale centrale: ciò che interessa al sistema sanitario è capire come un calendario più flessibile possa tradurre l’innovazione in prevenzione reale, mantenendo al centro criteri di evidenza, sostenibilità, appropriatezza e uniformità di accesso.
L’intesa Stato-Regioni offre in questo senso un’indicazione significativa, perché mette nello stesso percorso l’aggiornamento del calendario e l’allineamento dell’Anagrafe nazionale alle nuove strategie di immunizzazione.
È forse questo il vero punto di svolta del prossimo Piano nazionale di immunizzazione.
Non basterà introdurre nuove raccomandazioni. Sarà necessario disporre di strumenti capaci di verificare rapidamente chi viene raggiunto, dove persistono differenze e quali popolazioni restano scoperte.
In altre parole, un calendario che cambia più velocemente deve essere accompagnato da un sistema che sappia misurare altrettanto velocemente gli effetti di quel cambiamento.
La prospettiva del 2027-2031 si gioca anche qui: nella capacità di far evolvere insieme innovazione vaccinale, organizzazione dei servizi e infrastruttura informativa.
