Routine vaccinale, aggiornamento dei calendari regionali, coinvolgimento di medici di medicina generale e farmacisti, più comunicazione sui rischi e maggiore interoperabilità dei dati. Sono alcune delle dieci priorità indicate nel Position paper I-Com “Verso una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili”, realizzato con il contributo non condizionante di Pfizer.
Considerare la vaccinazione anti-Covid come un elemento ordinario di prevenzione, al pari della vaccinazione antinfluenzale, e inserirla stabilmente in una strategia più ampia di prevenzione respiratoria rivolta agli adulti, agli anziani e alle persone fragili. È questo il messaggio centrale del Decalogo elaborato dall’Istituto per la Competitività, I-Com, presentato il 3 giugno 2026 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, nel corso di una conferenza stampa organizzata su iniziativa del Senatore Guido Quintino Liris, con la partecipazione di parlamentari, istituzioni ed esperti del settore.
Le dieci proposte sono contenute nel Position paper “Verso una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili”, realizzato da I-Com con il contributo non condizionante di Pfizer. Al Decalogo hanno aderito sei tra società scientifiche e associazioni dei pazienti impegnate sui temi della prevenzione vaccinale: Consulta della Pneumologia, HappyAgening, Società italiana di gerontologia e geriatria, Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie, Società italiana di malattie infettive e tropicali e Società italiana di igiene.
Il documento parte da una constatazione: terminata la fase emergenziale, il Covid continua a rappresentare un tema di sanità pubblica, soprattutto per le persone anziane e per chi convive con cronicità o condizioni di fragilità. Secondo quanto riportato nel paper, nel corso del 2025 in Italia sono stati registrati oltre 64 mila nuovi casi e circa 1.000 decessi legati al virus. Tradotti in carico assistenziale, questi dati corrispondono, secondo l’analisi I-Com, a circa 100 mila giornate-letto in area medica e quasi 9.700 giornate-letto in terapia intensiva, con costi diretti riconducibili a ospedalizzazioni potenzialmente evitabili stimati in circa 120 milioni di euro.
Il tema, sottolinea I-Com, riguarda in modo particolare gli over 80. Il Position paper evidenzia infatti che la copertura vaccinale anti-Covid al termine della campagna 2024/2025 risultava pari all’1,1% nella fascia 60-69 anni, al 4,8% nella fascia 70-79 anni e al 7% tra gli over 80. In media, soltanto il 4,5% degli over 60 risultava immunizzato a fine campagna 2024/2025. Per gli over 80, il dato italiano indicato nel documento è pari al 7%, contro una media UE del 30%.
La lettura territoriale mostra inoltre una forte disomogeneità tra aree del Paese. Il comunicato segnala un livello generale di immunizzazione molto basso e una discrepanza tra Nord e Centro-Sud: le uniche aree, oltre ad alcune regioni del Nord-Est, a superare la soglia del 5% sono indicate nella Toscana, mentre le altre regioni del Centro-Sud non arrivano al 4%.
Per Thomas Osborn, direttore Area Salute I-Com e autore del paper, la vaccinazione, nella fase endemica, conserva un valore che va oltre la prevenzione del decesso: riduce il rischio di conseguenze gravi e contribuisce anche a diminuire la probabilità di esiti protratti, con un impatto non solo clinico, ma anche economico e sociale. “L’immunizzazione degli anziani e dei soggetti fragili non va letta come un residuo della stagione emergenziale, bensì come una componente strutturale e integrato della prevenzione”, afferma Osborn, richiamando il ruolo della prevenzione respiratoria e della presa in carico della fragilità e della cronicità, ambiti nei quali anche la Medicina Generale svolge un ruolo centrale.
Le voci dei protagonisti
Ad aprire il confronto è stato il Senatore Guido Quintino Liris, promotore dell’incontro in Senato, che ha richiamato il valore della prevenzione per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: «La prevenzione primaria e anche secondaria sono lo strumento eccezionale per consentire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».
Per Massimo Andreoni, Ordinario Malattie Infettive Univ. Tor Vergata Roma, il rilancio della prevenzione passa anche da formazione e informazione: «Per fare una buona prevenzione serve la formazione, formare fin dalla più tenera infanzia».
Stefano Bonaccini, Capo Segreteria Tecnica Ministero della Salute, ha posto l’accento sul passaggio da un modello centrato sulla cura a uno orientato al prendersi cura: «Abbiamo capito che il futuro è nella prevenzione».
Enrico Di Rosa, Presidente della SItI, ha sottolineato la necessità di superare una lettura solo stagionale dell’offerta vaccinale per adulti, anziani e fragili: «Dobbiamo superare il momento della stagionalità».
Per Alessandro Rossi, Presidente SIMG, la vaccinazione dell’adulto fragile deve diventare una prestazione ordinaria e personalizzata: «Prevenzione personalizzata significa che il medico curante conosce la platea dei propri pazienti da vaccinare».
Francesca Russo, Direttore della prevenzione del Veneto e coordinatrice del Coordinamento interregionale della prevenzione della Commissione Salute, ha richiamato l’esigenza di inserire stabilmente la vaccinazione anti-Covid nel calendario vaccinale: «Serve che ci sia un affiancamento nel calendario vaccinale dell’offerta della vaccinazione antinfluenzale e della vaccinazione contro il Covid».
Camillo Odio, Direttore del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo ha quindi richiamato l’attenzione sull’atavico problema che affligge il settore pubblico rispetto a quello privato: “Non riuscire a guardare al futuro con un orizzonte temporale di programmazione sufficientemente ampio”. Se il pubblico non supera in genere in d2-3 anni, il settore privato pianifica e progetta le proprie attività ben oltre. Risultando spesso molto più avanzato sia in ottica di ricerca sia, inevitabiulmente, di proposizione innovattiva.
Il paper colloca quindi la vaccinazione anti-Covid dentro una programmazione ordinaria, non più separata o eccezionale. Tra le priorità indicate figurano l’aggiornamento dei calendari vaccinali regionali, il rafforzamento della comunicazione pubblica, la formazione degli operatori sanitari, la semplificazione del percorso tra prenotazione e somministrazione, il coinvolgimento di medici di medicina generale e farmacie, l’integrazione nei meccanismi ordinari di programmazione e acquisto dopo il progressivo esaurimento dei contratti di acquisto congiunto a livello europeo, il monitoraggio tramite dati interoperabili e un aumento degli investimenti in prevenzione.
Al centro del Decalogo c’è anche un cambio di linguaggio: superare l’associazione automatica tra Covid e pandemia, spiegando che il virus, pur in una fase diversa, può ancora comportare rischi rilevanti per le persone più vulnerabili. Secondo I-Com, è necessario uniformare il messaggio rivolto sia agli operatori sia ai cittadini, chiarendo popolazione target, motivazioni, luoghi e modalità di accesso alla vaccinazione.
Un altro punto riguarda l’organizzazione dell’offerta. Il documento sottolinea la necessità di ridurre la complessità dei percorsi e di inserire la vaccinazione nella continuità assistenziale, valorizzando il ruolo di medicina generale, farmacie e servizi territoriali. Sul piano dei dati, il Position paper richiama la necessità di strumenti aggiornati e interoperabili, utili a programmare le campagne, monitorare l’adesione, identificare i soggetti eleggibili e mappare in tempo reale bisogni e gap assistenziali.
Infine, I-Com lega il rilancio della vaccinazione anti-Covid a una riflessione più ampia sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Il Decalogo propone di rafforzare la prevenzione come investimento, spostando il baricentro da una logica di soli PDTA a una logica di PPDTA, in cui la prevenzione entri stabilmente nei percorsi assistenziali, e di aumentare le risorse destinate alla prevenzione almeno dal 5% al 7% del Fondo sanitario nazionale.
Il Decalogo I-Com
- Passare dall’emergenza alla routine. Il vaccino anti-Covid deve essere considerato un elemento essenziale di prevenzione e di routine vaccinale, al pari della vaccinazione antinfluenzale e all’interno di una più ampia strategia di prevenzione respiratoria dell’adulto e dell’anziano fragile.
- Uniformare il messaggio. È necessario trovare una nuove cornice chiara e uniforme nella quale parlare di Covid in maniera oggettiva e coerente. È fondamentale chiarire che la contrazione può ancora causare effetti gravi, in particolare su anziani e fragili, e che il vaccino è l’unica forma di prevenzione. Chiarezza simile occorre anche sul lato della domanda, in particolare su popolazione target e su perché, dove e come vaccinarsi.
- Uniformare il setup: aggiornare il calendario vaccinale. L’aggiornamento dei calendari vaccinali regionali, e un’inclusione in essi della vaccinazione anti-Covid è più che mai urgente. La piena e diffusa comprensione dei rischi specifici anche nella sua fase endemica, nonché dei vantaggi dati dall’immunizzazione attiva, passa anche da una piena inclusione nel setup, nelle raccomandazioni e circolari, e nella programmazione.
- Formare gli operatori. Occorre richiamare l’attenzione di specialisti, MMG, farmacisti, e degli operatori sanitari sulle raccomandazioni circa le vaccinazioni e i rischi aggiuntivi che caratterizzano il Covid se contratto da pazienti anziani o con comorbidità. L’immunizzazione e i benefici di essa anche in fase endemica devono essere altresì inclusi nei percorsi di formazione dei medici del futuro.
- Lanciare un’azione di sensibilizzazione diffusa: covid ≠ pandemia. Insieme a informazioni da medici e operatori, è essenziale prevedere nuovo materiale informativo e grafico per sensibilizzare la popolazione su come, anche in fase endemica, il Covid rappresenti un rischio e che la vaccinazione rimanga l’unico metodo efficace di prevenzione, in particolare al fine di evitare conseguenze gravi o letali per l’ormai ampia fascia di popolazione anziana o fragile.
- Accorciare la catena prenotazione – somministrazione. Urge ridurre la complessità organizzativa e la frammentazione tanto dell’offerta – inserendo il vaccino nella continuità assistenziale e non offrendolo come intervento separato o eccezionale – quanto dei modelli organizzativi, valorizzando il ruolo di MMG e farmacie, e superando procedure burocratiche & sistemi di approvvigionamento frammentati e disincentivanti.
- Nudging e promozione della cultura della vaccinazione. È auspicabile l’introduzione di strumenti di offerta attiva e meccanismi di nudging (es. moduli di rifiuto informato) che rendano la vaccinazione la scelta più semplice, naturale e integrata nel percorso di cura. Parallelamente, si prevedano incentivi organizzativi e professionali, come con nuovi indicatori tra gli obiettivi dei DG ospedalieri e si ampli il NSG/LEA fornendo un indicatore aggregato unico relativo alle vaccinazioni raccomandate per la popolazione over 60 e fragile.
- Approvvigionamento: stato e regioni dopo i contratti UE. Con il progressivo esaurirsi dei contratti di acquisto congiunto UE (JPA), l’Italia dovrà integrare il vaccino anti-Covid nei meccanismi ordinari di programmazione e acquisto. Insieme alle centrali di committenza e i soggetti aggregatori già impiegati per gli altri vaccini stagionali, un ruolo centrale lo hanno le regioni per ordini, distribuzione, chiamata attiva e organizzazione dell’offerta territoriale.
- Dati, monitoraggio e interoperabilità. Dati aggiornati e interoperabili sono un sostegno imprescindibile per lo Stato e per le regioni, fornendo evidenze empiriche e mappature in tempo reale dei bisogni e delle esigenze. L’assenza di una base normativa chiara e permanente in materia rischia di far venire meno le potenzialità di una interoperabilità effettiva dei dati che garantisca continuità istituzionale dei flussi.
- La prevenzione è investimento. Tenendo conto delle tendenze epidemiologiche, ma anche demografiche del Paese, urge ripensare il SSN intorno alla centralità della prevenzione. Prioritario è spostare il baricentro da una logica di soli PDTA a una logica di PPDTA, rafforzare Osservatori epidemiologici regionali e Dipartimenti di prevenzione, e aumentare le risorse destinate alla prevenzione almeno dal 5% al 7% del FSN.
