Dalla protezione dei neonati alla vaccinazione degli adulti, il virus respiratorio sinciziale è entrato nell’agenda della sanità pubblica. Ora servono regole nazionali riconoscibili, percorsi regionali confrontabili e una comunicazione che distingua chiaramente le diverse strategie.
Il virus respiratorio sinciziale, RSV o VRS, non è più considerato soltanto un problema pediatrico. La disponibilità di differenti strumenti di prevenzione ha ampliato il campo di intervento, coinvolgendo il percorso nascita, la prima infanzia, le persone anziane e gli adulti con condizioni che aumentano il rischio di complicanze.
In Italia, il passaggio dalla disponibilità degli interventi alla loro organizzazione è ancora in corso. Il Ministero della Salute ha comunicato di aver avviato valutazioni per definire una strategia capace di garantire un accesso tempestivo e capillare a neonati, donne in gravidanza e adulti già nella campagna 2025-2026. La dichiarazione riconosce quindi tre popolazioni distinte, per le quali non possono essere applicati automaticamente gli stessi tempi, canali di accesso e modelli organizzativi.
Il Calendario Vaccinale per la Vita 2025 dedica all’RSV un nuovo capitolo e descrive un quadro che comprende la protezione del bambino attraverso l’immunizzazione materna, gli interventi diretti nella prima infanzia e la vaccinazione nelle età più avanzate. Il documento segnala anche la necessità di integrare queste opportunità nei servizi ordinari e nei percorsi assistenziali.
La situazione reale: una strategia nazionale ancora da rendere uniforme
La situazione italiana è caratterizzata da un’evoluzione più rapida degli strumenti disponibili rispetto alla definizione di un modello nazionale stabile. Le Regioni possono assumere decisioni organizzative e individuare propri target, modalità di accesso e canali di somministrazione. Ne deriva un quadro nel quale l’offerta concreta può cambiare in base al territorio di residenza.
Per i neonati, il percorso può coinvolgere maternità, punti nascita, neonatologie, pediatri e dipartimenti di prevenzione. Per la vaccinazione in gravidanza entrano invece in gioco consultori, ginecologi, ostetriche, medici di medicina generale e centri vaccinali. Per gli adulti e gli anziani devono essere definiti il ruolo della medicina generale, degli specialisti e dei servizi territoriali.
Questa pluralità non è necessariamente negativa. Diventa però un problema quando al cittadino non è chiaro:
- se rientra nella popolazione alla quale l’intervento è raccomandato;
- se l’offerta è già attiva nella propria Regione;
- dove deve rivolgersi;
- se è prevista una prenotazione o una chiamata attiva;
- in quale periodo deve essere effettuato l’intervento.
Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla sorveglianza. Nella stagione 2025-2026 RespiVirNet ha adottato la definizione di infezione respiratoria acuta, ARI, per rendere la rilevazione più omogenea con quella europea e monitorare in maniera integrata differenti virus respiratori. Il sistema si basa su una rete di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta reclutati dalle Regioni e consente di rilevare anche la circolazione del virus respiratorio sinciziale.
La sorveglianza integrata è importante perché permette di collocare l’RSV nel contesto più ampio delle infezioni respiratorie, evitando di valutarlo isolatamente rispetto a influenza, SARS-CoV-2 e altri patogeni.
Tre popolazioni, tre percorsi
Il primo errore da evitare è parlare di una sola “campagna RSV”. Le strategie rivolte a gravidanza, neonato e adulto devono essere raccontate separatamente.
Gravidanza e percorso nascita
La proposta dell’intervento deve avvenire con un anticipo sufficiente rispetto alla nascita. Non può dipendere esclusivamente dall’iniziativa della donna o dalla ricerca autonoma di informazioni.
Un percorso funzionante dovrebbe prevedere:
- informazione durante i controlli della gravidanza;
- verifica dell’eleggibilità;
- indicazione precisa del periodo appropriato;
- prenotazione semplice;
- registrazione dell’intervento;
- comunicazione al pediatra e agli altri professionisti coinvolti.
Neonati e bambini
La protezione del bambino richiede un collegamento stabile tra punto nascita, neonatologia, pediatria territoriale e servizi vaccinali. Occorre inoltre distinguere l’offerta universale da eventuali percorsi specifici per prematuri o bambini con particolari condizioni cliniche.
Adulti e anziani
L’età, da sola, non descrive sempre il rischio. Condizioni respiratorie, cardiovascolari, immunitarie e altre patologie possono contribuire a identificare popolazioni per le quali la prevenzione deve essere valutata. La comunicazione pubblica deve però distinguere sempre autorizzazione regolatoria, raccomandazione scientifica e offerta effettivamente garantita dal servizio sanitario.
Il nuovo Piano nazionale della prevenzione
Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, pubblicato il 22 maggio 2026, costituisce la nuova cornice generale per le politiche italiane di prevenzione. Il documento si inserisce nel percorso dei precedenti Piani e introduce nuove prospettive per affrontare le sfide emergenti.
Per l’RSV, il principio da tradurre nella programmazione è quello dell’integrazione: sorveglianza epidemiologica, servizi territoriali, percorso nascita, assistenza agli adulti fragili e comunicazione non possono procedere come attività separate.
Il Piano generale non sostituisce però le decisioni specifiche del calendario vaccinale. Queste continuano a richiedere atti, raccomandazioni e indicazioni operative dedicate.
Che cosa bisognerebbe fare
La prima necessità è disporre di una strategia nazionale che indichi chiaramente popolazioni, obiettivi e criteri di monitoraggio, lasciando alle Regioni la possibilità di scegliere il modello organizzativo senza produrre differenze ingiustificate nell’accesso.
Servirebbero inoltre cinque interventi.
Una pagina nazionale aggiornata. Dovrebbe distinguere gravidanza, neonato, bambino e adulto, riportando per ogni gruppo le raccomandazioni vigenti.
Una mappa regionale dell’accesso. Target, gratuità, prenotazione e luoghi di somministrazione dovrebbero essere facilmente confrontabili.
Un percorso nascita formalizzato. Consultori, ginecologi, ostetriche, punti nascita e pediatri dovrebbero utilizzare messaggi e procedure coerenti.
Un collegamento con i percorsi dei fragili. Per gli adulti a rischio, la valutazione dovrebbe entrare nelle visite specialistiche e nei PDTA.
Indicatori pubblici. Non soltanto dosi somministrate, ma coperture per target, tempestività, differenze territoriali e impatto assistenziale.
La disponibilità degli interventi apre una nuova fase. Il risultato dipenderà però dalla capacità del Servizio sanitario di trasformare una pluralità di strumenti in percorsi semplici, verificabili, equi e, naturalmente efficaci e appropriati.
Fonti
- Ministero della Salute, strategia per la prevenzione dell’RSV.
- Ministero della Salute, protocollo RespiVirNet 2025-2026.
- ISS-EpiCentro, sorveglianza integrata delle infezioni respiratorie acute.
- Ministero della Salute, Piano nazionale della prevenzione 2026-2031.
- Calendario Vaccinale per la Vita 2025.
