10 consigli per MMG, pediatri e farmacisti per il 2026: cosa fare (e cosa evitare)

Nel 2026 la prevenzione vaccinale si giocherà meno sulle “grandi campagne” e più sulla capacità di intercettare i bisogni reali nei luoghi di cura e di prossimità: ambulatori di medicina generale, pediatria, consultori, servizi territoriali e farmacie. Ambiti di contatto e comunicazione senza dubbio meno esposti ai martellamenti social di fake news e controinformazione. Con virus respiratori che possono alternarsi e co-circolare, e con coperture ancora disomogenee in adulti e fragili, l’obiettivo pratico è uno: ridurre le mancate opportunità e aumentare l’adesione con un approccio semplice, ripetibile, misurabile.

Di seguito 10 consigli operativi (ma potrebbero essere molti di più, prendete il tutto come semplice “stimolo di riflessione…) pensati per chi sta “sul campo”, con un focus su ciò che funziona e ciò che, invece, tende a sabotare il risultato.

1) Passa da “campagna” a “routine”

FARE: inserisci una mini-verifica vaccinale in ogni contatto utile (visita, rinnovo terapia, bilancio di salute, prestazione in farmacia).
EVITARE: rimandare tutto a ottobre/novembre e accorgersi a stagione finita che i fragili non sono stati raggiunti.

2) Identifica i fragili con criteri semplici (e uguali per tutti)

FARE: usa una lista di condizioni a rischio e una logica di priorità chiara (anziani, cronici, immunocompromessi, gravidanza).
EVITARE: valutazioni “a sensazione” o criteri variabili tra professionisti che generano messaggi contraddittori.

3) Riduci la frizione: una sola domanda, un solo passo successivo

FARE: “Ha già fatto XY quest’anno? Se no, lo facciamo qui / le fisso subito l’appuntamento.”
EVITARE: consegnare brochure senza un passaggio operativo (prenotazione, invio, presa in carico) e sperare che il paziente si attivi da solo.

4) Sfrutta il momento clinico “giusto”

FARE: aggancia la raccomandazione a un evento concreto (riacutizzazione, ricovero recente, nuova terapia, diagnosi di cronicità, gravidanza, inizio scuola/nido).
EVITARE: proporre vaccini in modo “astratto”, senza collegarli al rischio personale e ai benefici attesi.

5) Spiega beneficio e sicurezza in modo proporzionato, senza iper-promesse

FARE: nei fragili enfatizza la riduzione delle complicanze e degli esiti gravi; usa esempi comprensibili e coerenti con la farmacovigilanza.
EVITARE: messaggi assoluti (“zero rischio”, “non si ammala mai”) o tecnicismi che aumentano diffidenza.

6) Gestisci l’esitazione con ascolto breve e domande mirate

FARE: chiedi “Qual è la sua preoccupazione principale?” e rispondi su quel punto con poche informazioni verificabili.
EVITARE: “debunking a raffica” (dieci confutazioni in fila) che spesso irrigidisce la posizione e allunga inutilmente la conversazione.

7) Normalizza la farmacovigilanza: “si segnala, si valuta, si comunica”

FARE: spiega che le segnalazioni sono parte del sistema di sicurezza e che vengono analizzate con criteri standard.
EVITARE: minimizzare (“non succede niente”) o, al contrario, allarmare (“potrebbe succedere di tutto”): entrambe le posture erodono fiducia.

8) Coordinati tra canali: un messaggio, una registrazione, un follow-up

FARE: MMG/PLS, farmacia e servizi vaccinali devono sapere cosa è stato fatto e cosa manca, con registrazione tempestiva.
EVITARE: duplicazioni, “buchi” informativi e frasi del tipo “non so cosa le abbiano detto gli altri”.

9) Programma recuperi e richiami: la copertura si costruisce anche dopo la finestra “ideale”

FARE: prevedi una fase di recupero (catch-up) e un richiamo attivo per chi non ha aderito nella finestra ottimale, soprattutto nei fragili.
EVITARE: considerare “chiusa” la stagione dopo poche settimane e rinunciare a recuperare i non vaccinati.

10) Misura poche cose, ma bene (e falle diventare abitudini)

FARE: scegli 2–3 indicatori semplici (es. percentuale fragili contattati, adesione post-contatto, numero di mancate opportunità) e rivedili ogni mese.
EVITARE: cruscotti complessi che nessuno guarda o obiettivi generici non collegati a un’azione concreta.

Un promemoria finale

Nel 2026 probabilmente vincerà l’approccio “no-friction”: proposta chiara, accesso semplice, registrazione certa e follow-up. Se ogni contatto diventa un’occasione, la prevenzione smette di dipendere dalla motivazione del singolo giorno e diventa parte della cura.

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