Rappuoli: “Intelligenza artificiale e giovani ricercatori per battere le pandemie”

Da Siena un messaggio netto sulla nuova frontiera della vaccinologia: progettazione razionale, intelligenza artificiale, e una nuova generazione di ricercatori per rafforzare la preparedness europea contro future minacce infettive. La cornice è quella delle Giornate del Dottorato nazionale sulle infezioni epidemico-pandemiche, che si sono svolte dal 9 al 13 marzo 2026 alla Certosa di Pontignano, organizzate dall’Università di Siena.

A parlare ai dottorandi è stato Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, che ha messo a fuoco come la ricerca vaccinale stia cambiando pelle: meno approcci empirici, più biologia strutturale, più capacità di leggere i patogeni nel dettaglio, più strumenti computazionali per accelerare la scoperta. La Fondazione, del resto, nasce dentro la strategia italiana di rafforzamento dell’ecosistema salute e dell’hub anti-pandemico.

La vaccinologia sta entrando in una nuova fase”, ha spiegato Rappuoli. “Oggi possiamo progettare vaccini in modo razionale, comprendendo nel dettaglio come funzionano virus e batteri e come il sistema immunitario può neutralizzarli”. È un passaggio che riassume bene la traiettoria attuale del settore: l’intelligenza artificiale non sostituisce la ricerca, ma ne aumenta profondità e velocità, aiutando a individuare bersagli antigenici, simulare interazioni e selezionare candidati promettenti con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

Nel suo intervento, Rappuoli ha allargato lo sguardo oltre le infezioni emergenti. Le nuove piattaforme, ha osservato, stanno aprendo scenari che toccano anche altri campi della medicina, a partire dai vaccini terapeutici contro il cancro, compresi quelli a RNA messaggero oggi in studio per neoplasie come melanoma e carcinoma pancreatico. Un’evoluzione che conferma come l’innovazione vaccinale stia diventando una piattaforma trasversale, non più limitata alla sola prevenzione delle malattie infettive.

Accanto a queste prospettive resta però una priorità molto concreta: la resistenza antimicrobica. “Le infezioni emergenti e la resistenza antimicrobica sono tra le grandi sfide del nostro tempo”, ha sottolineato Rappuoli. “Per affrontarle servono nuove competenze scientifiche e una nuova generazione di ricercatori”. Il riferimento è a una crisi che il paradigma One Health e la pianificazione italiana della prevenzione considerano sempre più centrale, insieme al rischio di epidemie e pandemie.

Il punto politico-scientifico più rilevante riguarda però la preparazione europea. La Fondazione Biotecnopolo di Siena coordina infatti il primo pilastro dell’European Vaccine Hub, iniziativa pensata per rafforzare la capacità dell’Unione di sviluppare rapidamente vaccini e anticorpi monoclonali contro futuri patogeni pandemici. L’obiettivo operativo è comprimere drasticamente i tempi di sviluppo e risposta.

È qui che il messaggio rivolto ai giovani ricercatori assume un significato che va oltre l’aula. “Chi decide di lavorare nella ricerca sceglie di occuparsi dei problemi più importanti per l’umanità”, ha detto Rappuoli. “Le pandemie, le infezioni emergenti, la resistenza agli antibiotici sono sfide globali che richiedono talento e capacità di collaborazione internazionale”. E ancora: “Il percorso che questi giovani stanno affrontando li renderà sempre più competitivi nelle diverse aree del settore biotech, un comparto destinato ad avere un ruolo centrale nell’economia del futuro e che rappresenta per l’Italia un ambito strategico su cui continuare ad investire”.

Il segnale, per la sanità pubblica italiana, è doppio. Da un lato, la ricerca vaccinale entra in una stagione in cui IA, piattaforme avanzate e immunologia di precisione ridisegnano tempi e metodi dell’innovazione. Dall’altro, la preparedness non può più essere letta solo come risposta emergenziale: deve diventare infrastruttura stabile, coerente con le priorità della prevenzione vaccinale e della salute pubblica.

Da Siena, dunque, arriva un’indicazione chiara: la prossima partita della vaccinologia si giocherà sulla capacità di unire scienza di frontiera, reti europee e capitale umano. E sulla convinzione che prepararsi prima non sia un costo, ma una delle forme più concrete di prevenzione.

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